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Calcio e Memoria: Il coraggio di Ferdinando Valletti

In occasione del Giorno della Memoria, il Settore Giovanile rossonero ha partecipato a un incontro speciale per onorare la storia di Ferdinando Valletti, ex calciatore del Milan e sopravvissuto all’Olocausto. Le calciatrici della Primavera femminile, insieme ad alcuni dipendenti del Club, hanno ascoltato il toccante racconto di sua figlia Manuela Valletti, accolta a Casa Milan dal Vicepresidente Franco Baresi.

Nato a Verona nel 1921, Ferdinando Valletti trovò lavoro a Milano all’Alfa Romeo e, grazie al suo talento calcistico, venne tesserato dal Milan. Sembrava l’inizio di una carriera promettente, ma un grave infortunio pose fine ai suoi sogni da calciatore.

Nel 1944, Valletti partecipò agli scioperi antifascisti nelle fabbriche milanesi e venne arrestato dai nazisti. Deportato a Mauthausen e poi a Gusen, affrontò condizioni durissime. Un giorno, un kapò delle SS chiese chi sapesse giocare a calcio: Valletti si fece avanti, consapevole che quella scelta poteva salvarlo o condannarlo. Dopo aver superato una prova, fu scelto per la squadra delle SS, ottenendo un incarico in cucina. Sfruttò quell’opportunità per sottrarre cibo e aiutare i suoi compagni, rischiando la vita per salvarli.

Il 5 maggio 1945, con l’arrivo delle truppe americane, Valletti fu finalmente liberato e tornò a Milano, dove poté abbracciare per la prima volta sua figlia Manuela, nata durante la sua prigionia. Nel dopoguerra divenne dirigente dell’Alfa Romeo e ricevette prestigiosi riconoscimenti, tra cui l’Ambrogino d’Oro.

Questa iniziativa rientra nell’impegno di AC Milan e Fondazione Milan per promuovere valori come memoria, inclusione e resilienza, ricordando come lo sport possa essere molto più di un gioco: un simbolo di speranza e salvezza.

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